

1) Lucrezio sottolinea le caratteristiche del saggio.
All'inizio del secondo libro del De rerum natura Lucrezio - il
poeta latino seguace di Epicuro e fedele espositore delle dottrine
del maestro - pone a confronto il modo di valutare le cose di
colui che  diventato saggio grazie allo studio della filosofia e
quello di colui che invece continua ad essere vittima delle
passioni.
De rerum natura, secondo, 1-39 (vedi manuale pagina 159).
    1   Suave, mari magno turbantibus aequora ventis,
    2   e terra magnum alterius spectare laborem;
    3   non quia vexari quemquamst iucunda voluptas,.
    4   sed quibus ipse malis careas quia cernere suave est.
    5   Suave etiam belli certamina magna tueri.
    6   per campos instructa tua sine parte pericli.
    7   Sed nil dulcius est, bene quam munita tenere.
    8   edita doctrina sapientum templa serena,
    9   despicere unde queas alios passimque videre
    10  errare atque viam palantis quaerere vitae,
    11  certare ingenio, contendere nobilitate,
    12  noctes atque dies niti praestante labore
    13  ad summas emergere opes rerumque potiri.
    14  O miseras hominum mentis, o pectora caeca!.
    15  Qualibus in tenebris vitae quantisque periclis
    16  degitur hoc aevi quodcumquest! nonne videre
    17  nil aliud sibi naturam latrare, nisi utqui
    18  corpore seiunctus dolor absit, mente fruatur
    19  iucundo sensu cura semota metuque?
    20  Ergo corpoream ad naturam pauca videmus
    21  esse opus omnino, quae demant cumque dolorem,
    22  delicias quoque uti multas substernere possint;
    23  gratius interdum neque natura ipsa requirit,.
    24  si non aurea sunt iuvenum simulacra per aedes
    25  lampadas igniferas manibus retinentia dextris,
    26  lumina nocturnis epulis ut suppeditentur,
    27  nec domus argento fulget auroque renidet
    28  nec citharae reboant laqueata aurataque templa,
    29  cum tamen inter se prostrati in gramine molli
    30  propter aquae rivum sub ramis arboris altae
    31  non magnis opibus iucunde corpora curant,
    32  praesertim cum tempestas arridet et anni
    33  tempora conspergunt viridantis floribus herbas.
    34  Nec calidae citius decedunt corpore febres,.
    35  textilibus si in picturis ostroque rubenti
    36  iacteris, quam si in plebeia veste cubandum est.
    37  Quapropter quoniam nil nostro in corpore gazae.
    38  proficiunt neque nobilitas nec gloria regni,
    39  quod superest, animo quoque nil prodesse putandum.


1.  Quando nel grande mare i venti sconvolgono acque tranquille,.
2.  guardar da terra il grande affanno di altri: l c' piacere:
3.  non che sia godimento gradevole il fatto che altri soffra,.
4.  ma  piacere guardare i mali da cui tu stesso sei libero.
5.  Anche scorgere grandi scontri di guerra, che si svolgono nella
pianura,.
6.  senza che tu sia nel pericolo: l c' piacere.
7.  Ma nulla d gioia maggiore del possedere - ben fortificati
8.  da dottrina di saggi - templi sereni.
9.  donde tu possa osservare altri l in basso, e vederli incerti.
10. vagare, e sperduti cercare una via nella vita:
11. si sfidano sulle proprie capacit, fanno gare di titoli
nobiliari,.
12. notte e giorno s'affannano, con fatica tremenda,.
13. per arrivare al sommo della carriera, e a grande potere.
14. Intelligenze miserevoli, gli uomini, animi senza luce:
15. in una vita piena di ombre, in pericoli grandi.
16. si consuma quel po' di tempo che abbiamo. Non avverti.
17. che altro a se stessa natura non reclama, se non che.
18. il dolore stia lontano dal corpo, ben rimosso, e
nell'intelligenza goda.
19. un piacere avvertibile, lontana da preoccupazione e paura?.
20. Perci, avvertiamo che per la natura del corpo poche cose.
21. assolutamente bastano: tutte quelle che allontanano il
dolore,.
22. e che valgono anche a fornire molti piaceri sensibili.
23. E' pi accetto, alle volte - la natura in se stessa non sente
mancanze.
24. se non ci sono in casa statue dorate di giovani,.
25. che sorreggono con la destra fiaccole accese.
26. perch ci sia luce nei banchetti notturni.
27. o se il palazzo non splende d'argento e non brilla per l'oro,.
28. n le cetre fanno echeggiare i soffitti a riquadri dorati -.
29. anche senza tutto ci, sdraiati, tra amici, su un morbido
prato.
30. presso un rivo d'acqua sotto i rami d'un albero alto.
31. con non grandi mezzi gradevolmente ristorano il corpo,.
32. in ispecie quando il bel tempo sorride, e stagione.
33. dell'anno sparge di fiori l'erbe verdeggianti.
34. N il calor della febbre s'allontana pi presto dal corpo,.
35. se in lenzuola ricamate e su porpora accesa di rosso.
36. ti agiti, pi di quando accade se ti tocca dormire in vestito
plebeo.
37. E perci, poich nulla nel nostro corpo valgono.
38. ricchi tesori, n nobilt, n la gloria d'un regno:
39. ugualmente anche all'animo si deve pensare che[a nulla essi
giovino

 (Tito Lucrezio Caro, La natura delle cose, Mondadori, Milano,
1992, pagine 86-89).

